Politica

PD: “Brand Cortona, il populista che si dimentica del popolo”

È passata una settimana dalla presentazione del marchio vincitore della selezione per dare un “brand” alla città di Cortona. La torre stilizzata, il girasole e il bislacco motto (we are Cortona, che sembra dire ai turisti “noi siamo Cortona, e voi non siete un…”) hanno girato sui cellulari, sulle bacheche dei social network e sulle pagine dei quotidiani conquistando da parte di molti cittadini – tra cui anche alcuni convinti sostenitori della Giunta di Destra – una condanna unanime.

Non sta a noi giudicare la qualità grafica del marchio, ma non possiamo esimerci dall’intervenire sulla grande confusione che ne ha accompagnato la nascita. Sin dai primi annunci della Giunta, non si è capito il progetto alla base del brand.

Se per brand Meoni intendeva un prodotto grafico in grado di simboleggiare universalmente la nostra città, avrebbe dovuto di necessità coinvolgere una comunità più ampia dei soli membri della commissione giudicatrice. Si trattava dell’occasione buona per aprire un percorso che doveva vedere coinvolti operatori turistici, associazioni di categoria, associazioni di volontariato e cittadini. Il parere di tutti avrebbe fornito gli spunti essenziali (elementi grafici, idee, soggetti, ma anche indicazioni elementari come l’inopportunità di usare la lingua inglese per il motto). Invece il bando era approssimativo, lasciando il progettista in una situazione vaga e nebulosa.

Nell’ottobre 2006, in un’interrogazione relativa al logo dell’Amministrazione Comunale, era lo stesso Meoni a dirlo: «sarebbe logico oltre che “democratico” qualora la maggioranza valutasse bene la sostanza dell’operazione, affrontare il problema in consiglio comunale, organo rappresentante di tutti i cittadini». Noi pensiamo che ci si dovesse spingere oltre, coinvolgendo davvero tutti, non solo i consiglieri comunali, visto che questo marchio dovrà viaggiare per il mondo.

In un secondo momento, l’Amministrazione avrebbe dovuto convocare i professionisti, fornendo un dossier con gli spunti individuati e lasciando loro la libertà di elaborare il proprio marchio. La scelta di non corrispondere alcun compenso al progettista ha senza dubbio affossato il concorso d’idee. In questo modo si sono inevitabilmente allontanati molti professionisti che avrebbero potuto fornire un importante contributo. Il lavoro intellettuale deve essere pagato: negarlo significa negare al tempo stesso il futuro dell’Italia, paese che deve sempre più mettere la cultura al centro della propria economia. Chiedere il favore gratuito all’amico, al conoscente o al parente, non è coerente con il nome – meglio dire brand? – della città di Cortona. Se qualcuno risponderà che non c’erano i soldi, lo invitiamo a rileggersi il bilancio del Natale a Cortona 2020, costato 5 volte di più di quello del 2018, o l’aumento dei tetti di spesa (delibera di Giunta 159/2019), che porta le spese per consulenze, rappresentanza, formazione, missioni al limite massimo consentito dalla legge, cioè 46.848 €, +157% sui 18.192 € cui erano state portate dalla Giunta Basanieri.

Non è un caso che il risultato del primo bando sia stato – dichiarazione del Sindaco – inferiore alle aspettative, al punto da costringere la Giunta ad annullare la procedura e ad annunciare un secondo bando (per altro abbastanza in sordina). La Commissione giudicatrice di questo secondo concorso è stata nominata al termine della presentazione delle domande, aspetto inusuale e che lascia molti dubbi sulla correttezza della procedura.

Quello che ci auguriamo pertanto, più da cortonesi che da forza politica, è che l’Amministrazione, alla luce delle molteplici richieste e critiche sul nuovo marchio, faccia marcia indietro ed apra finalmente una discussione e un confronto con quel territorio che dice tanto di ascoltare ma che invece viene quotidianamente ignorato e per nulla considerato.

Ufficio Stampa

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