Ascoltando la relazione del Direttore della USL 8 di Arezzo venerdì scorso sui tagli in sanità legati al Decreto 95/2012 (quello della Spending Review, per capirsi) mi è venuto da sorridere pensando che il decreto sia stato chiamato “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini”. Invarianza dei servizi ai cittadini? Come è possibile se si prevedono per il solo comparto sanità tagli pari a 21,7 miliardi? E’ possibile che questi tagli possano essere recuperati solo da una revisione della spesa e degli sprechi e non comportino invece tagli ai servizi? Io credo che non sia possibile. Per la sola Regione Toscana si prevedono fino al 2014 tagli per 700 milioni di euro e per la nostra azienda sanitaria solo per il 2012 34,7 milioni di euro in meno.
Non credo sia possibile recuperarli solo tagliando gli sprechi. Credo invece che la sanità ne subirà un durissimo colpo e che questo sia un vero e proprio attacco all’universalismo e all’uguaglianza di accesso alle cure. E’ di questi giorni la decisione della Regione Toscana di ritirare il Piano Socio-Sanitario 2011-2015 (il documento programmatico che regola e organizza per i prossimi anni la sanità e i servizi socio-sanitari della regione) appena uscito e questo da la misura del problema e dei cambiamenti anche strutturali che la sanità toscana dovrà subire e cercare di gestire per far fronte ai nuovi tagli statali.
Concordo con la nota che aveva mandato SEL su queste pagine qualche giorno fa: non è possibile pensare a risparmi in sanità che siano frutto di parametri generici dati a livello nazionale perchè ci sono delle Regioni che devono rivedere la spesa sanitaria e riorganizzare la rete ospedaliera e Regioni, come la Toscana, che hanno lavorato a questa riorganizzazione da ormai 20 anni arrivando ad una condizione stabile e ottimale in termini di servizi e posti letti. Ne è un esempio il fatto che, se dovessimo stare alla cifra data nel decreto per i posti letto rispetto alla popolazione (3,7 posti letto per mille abitanti), nella sola Valdichiana mancherebbero circa 100 posti letto e lo stesso vale negli altri territori della Toscana. Ecco perchè dare criteri nazionali su un tema su cui da anni le Regioni hanno autonomia di decisione e organizzazione è sbagliato e si rischia di far crollare dei sistemi già collaudati e funzionanti da anni.
Per cercare di raggiungere gli obiettivi di spesa del decreto sarà necessario, comunque, lavorare su diversi fronti e settori. Intanto sull’utilizzo dei farmaci e degli esami diagnostici sia interni che esterni agli ospedali e poi sui ticket sia per quanto riguarda il recupero dell’evasione (c’è chi paga il minimo pur avendo un reddito elevato) sia su coloro che prenotano un esame e poi non si presentano (recupero, quest’ultimo, stimato di ben 1 milione di euro). Sventata la chiusura dei piccoli ospedali, sarà comunque necessario migliorarne la gestione ma questo, come ha spiegato lo stesso Dott. Desideri, non si deve fare togliendo posti letto, come vorrebbe il governo Monti, bensì ottimizzando l’utilizzo di quelli che ci sono: organizzare la rete ospedaliera in modo che si muovano i medici per gli interventi e non i cittadini ottimizzando tempi e prestazioni e utilizzare l’ospedale per lo stretto necessario preparando il territorio ad accogliere il paziente con un potenziamento delle cure intermedie e dell’assistenza domiciliare. Tutti approcci, questi, tesi a ridurre i costi e non i diritti.
Queste revisioni di spesa nel complesso non porteranno però alla cifra desiderata e quindi sarà necessario rivedere, insieme alle Zone Socio-Sanitarie, i servizi attualmente in essere. Ed è questo il punto. Tagli indiscriminati e senza una seria organizzazione delle risorse faranno si che in molti casi sarà necessario ricorrere ai servizi sociali per sopperire alle mancanze sopratutto in quella “terra di mezzo” che sono i servizi socio-sanitari, la disabilità, i trasporti sanitari. Ma come è possibile per i Comuni riuscire a coprire anche questi bisogni? Stiamo rischiando di vedere eliminati diritti fondamentali come il diritto alla salute e l’equità di accesso alle cure.
Quale può essere allora una possibile soluzione per il futuro? Sicuramente la soluzione migliore è riuscire a lavorare sempre di più sul territorio e con il territorio attuando quelle politiche di prevenzione, sanità d’iniziativa, educazione alla salute che qui da noi sono già state realizzate da molto tempo (aiutate anche dalla nascita delle Case della Salute) e che determinano un reale risparmio di risorse e di denaro perchè portano i cittadini ad ammalarsi di meno (se pensiamo a malattie come diabete, ipertensione, etc), a curarsi in tempo e meglio senza che i problemi si acutizzino e siano necessarie maggiori risorse per contrastarli. E’ evidente, però, che gli effetti di politiche e modelli di questo tipo si possono vedere solo a lungo termine e non certo entro la fine del governo Monti.