Riflettere sul ruolo delle province, soprattutto dopo il voto espresso dagli italiani al Referendum costituzionale. La questione è seria e va davvero presa in considerazione. In questi giorni a tal proposito ho letto una dichiarazione del Segretario Provinciale del PD, Massimiliano Dindalini. “La riforma Delrio è rimasta incompiuta” ha detto Dindalini “il voto espresso dagli italiani al referendum costituzionale ha di fatto salvato questo ente intermedio, che mantiene l’amministrazione di servizi importanti per i cittadini e per la tenuta della comunità. Si va dalla viabilità, alla protezione civile, dalle scuole alle pari opportunità. I contenuti ci sono tutti, mancano però le risorse per portarle avanti. Il governo dovrà intervenire in fretta per distribuire le risorse“.
Le Province quindi, secondo Dindalini, esistono e anzi deve essere restituita loro dignità economica e istituzionale con il ritorno anche all’elezione diretta degli amministratori.
Bene.
E’ chiaro che la prima impressione di fronte a una tale dichiarazione è di stordimento, perchè l’appello a restituire un ruolo alle Province viene dal Segretario Provinciale del partito che è stato il perno centrale dei governi che ne avevano prima pensato, poi disposto e iniziato l’abolizione. Adesso, con l’ormai proverbiale bipolarismo (inteso non in senso politico, ma psichiatrico), il PD torna sui suoi passi? O forse una sua parte, che controvoglia aveva ingoiato la pillola in precedenza restando in silenzio, adesso ha ritrovato il coraggio di parlare?
Chissà…
E’ comunque indubbio che sia pensare in qualche modo di tornare indietro sia giusto: sono i fatti a dimostrarlo e non c’era bisogno che lo dicessero gli italiani col Referendum. Su queste pagine l’abbiamo scritto da sempre, esprimendo la totale contrarietà alla riforma Del Rio che aldilà del “buco” istituzionale ha privato i cittadini e gli amministratori locali di un ente intermedio di grande importanza. E’ davvero difficile, in un paese che sulla divisione in province ha fondato la sua storia dall’Unità in poi, chiedere di cambiare mentalità, oltretutto con riforme raffazzonate, incomplete, diciamo pure incomprensibili.
Ma pensare di tornare indietro del tutto è possibile?
Proprio con la riforma Del Rio si è fatto un primo passaggio che ha avuto i suoi seguiti: ridistribuzione di molte delle deleghe ad altri enti (Regione e Comuni), spostamento di buona parte del personale, elezione “di secondo grado” degli organismi istituzionali. Il malato, quindi, il tanto deprecato “ente inutile” è stato instradato verso la morte con una sorta di eutanasia di Stato. Adesso, con un repentino cambio di atteggiamento, si chiede di restituire alle Province i soldi che le servono per portare avanti i servizi che ancora ha in carico (uno a caso: la viabilità, cioè quindi anche il famoso spargimento del sale anti-ghiaccio e neve) e addirittura dotarla nuovamente di un Presidente e di Consiglieri eletti davvero dalla gente (e non frutto di accordi e calcoli matematici fra addetti ai lavori), magari pure di qualche Assessore.
Apprezziamo l’intenzione ma… non sarà troppo tardi?
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E' sconcertante verificare il vuoto assoluto di strategia e conseguente capacità attuativa dei nostri dirigenti politici ed istituzionali su temi che coinvolgono quotidianamente la vita concreta dei cittadini.
La nostra classe dirigente è inadeguata a svolgere i compiti che la Costituzione le affida, ma da dove e come ricominciare?
Non mi sembra purtroppo che vi siano oggi alternative o nuove strade da intraprendere e quindi penso che solo una qualche seria crisi sociale o economica possa, dopo pesanti lacerazioni, indicare strade percorribili.
Perché nella normalità, invece, chi ci dirige e amministra non riesce a fare mai niente di serio e innovativo?
Io arrivo a vergognarmi di essere cittadino di questo paese.
Visto che 18 milioni di Italiani, con il 59,9% di espressione sul "NO" al Referendum Costituzionale del 4 dicembre 2016, il Popolo ha diritto di Votarsi il Proprio Presidente e Consiglieri Provinciali tramite il voto, non che sia eletto tramite Sindaci, Assessori e Consiglieri Comunali, spesso e volentieri non eletti dal Popolo ma nominati dal Partito.