Ho sempre considerato gli occhiali come una cosa intima e, proprio per questo, vedere le foto delle montagne di occhiali sottratti dai nazisti ai deportati mi indigna, mi fa orrore. Quelle immagini rappresentano secondo me, forse anche più di tanti altri documenti più crudi ed espliciti, l’essenza della prepotenza. Privare un uomo dei propri occhiali, significa impedirgli di guardarsi attorno, di orientarsi, di capire, di conoscere. E veramente mi si stringe il cuore pensando a tutta quella enormità di gente spedita lassù al freddo, trattati come bestie, separati dai loro cari, umiliati.
Certe volte penso come mi sarei sentito io in uno di quei posti orribili senza i miei occhiali, al freddo e soprattutto senza sapere se mia figlia sta bene, senza poterla abbracciare. E se avesse la febbre, e se stesse piangendo?
Mentre scrivo, sento la mia Margherita ridere con la nonna dall’altra parte della casa e allora mi rendo conto di quanto sia preziosa questa quotidianità e di quanto sia importante fare in modo che quell’orrore non accada mai più. Un orrore che ha cominciato a prendere piede con il pregiudizio, con la presunzione di essere migliori degli altri, di pensare di avere ragione senza ascoltare l’altrui opinione. Sforziamoci tutti, sempre, di ascoltare, di capire, di vedere il diverso come una risorsa, di rispettare. Come diceva un grande artista, quando puntate il dito verso qualcuno, ricordatevi che ci sono almeno tre dita che puntano verso di voi.
Oggi è il 27 gennaio di qualunque anno, Giorno della Memoria.